Massima solidarietà alla dipendente regionale che, con grande senso civico, ha denunciato di aver ascoltato la frase che De Paoli avrebbe pronunciato a margine della Commissione: “Se avessi un figlio gay, lo brucerei in una caldaia”.

Lo ha fatto venerdì con una mail indirizzata al Presidente del Consiglio Regionale Bruzzone, senza ricevere in cambio nessun riscontro o risposta ufficiale. Eppure era stato lo stesso Bruzzone ad invitare eventuali testimoni, tra i dipendenti regionali, a farsi avanti. Solo una dichiarazione di facciata? Solo un pro forma per mostrare il pugno duro, salvo poi tirare indietro la mano di fronte a una verità troppo scomoda per la Regione (o per la Lega)?

È questo il modo in cui le istituzioni premiano il coraggio di chi, sfidando tabù e pregiudizi, si espongono in prima persona per far luce su un’eventuale aberrazione senza precedenti?

Poche settimane fa, in tempi non sospetti, come MoVimento 5 Stelle abbiamo proposto di prevedere anche in Regione (sulla scia della nostra legge sul Whistleblowing approvata a Roma) una serie di tutele per chi denuncia eventuali episodi di malaffare all’interno dell’ente, garantendogli l’anonimato e proteggendolo da mobbing, demansionamento e ogni forma di ritorsione sul luogo di lavoro. Proprio la settimana prossima la nostra proposta sarà all’ordine del giorno in Consiglio.

In attesa di ulteriori sviluppi, l’esempio della dipendente regionale mostra quantomeno una reazione tardiva da parte del Presidente Bruzzone e dimostra che c’è ancora tantissimo da fare sulla strada dell’onestà e della trasparenza nelle istituzioni.

Alice Salvatore e Andrea Melis, portavoce MoVimento 5 Stelle Liguria