Nei mesi scorsi l’assessore all’Ambiente Giampedrone, rispondendo a una nostra interrogazione scritta, aveva assicurato la volontà della Regione Liguria di costituirsi in giudizio ad opponendum nel ricorso della CET al Tar sullo sfruttamento minerario del monte Tarinè.

Ieri abbiamo inviato una lettera all’assessore per sollecitare il rispetto di quest’impegno. Si tratta di una partita cruciale per la difesa e la salvaguardia del territorio. Qui, nel cuore del parco del Beigua, area SIC di raro pregio naturalistico e dal 2015 patrimonio Unesco, la CET (Compagnia Europea per il Titanio) vorrebbe aprire una miniera per l’estrazione del titanio, minerale di cui queste rocce sono ricche.

Già in estate la Regione Liguria aveva dichiarato inammissibile la richiesta di autorizzazione per la ricerca di minerali sul Tarinè, dando ragione all’ente Parco e ai comuni di Sassello e Urbe che si erano opposti. Decisione contro cui la CET è ricorsa al Tar, in barba all’articolo 10 delle norme regionali di piano, secondo cui: “È vietato asportare rocce, minerali e fossili, fatti salvi i prelievi per ricerche scientifiche o per gli accertamenti geognostici necessari ad eseguire interventi ammissibili, peraltro, soggetti ad autorizzazione da parte dell’Ente”.

Come più volte denunciato dai comitati del territorio, l’apertura di una cava delle dimensioni previste necessiterebbe di opere accessorie, un flusso ingente di traffico pesante, e relativo inquinamento, con pesanti ricadute su tutto il parco. Senza contare anche la forte presenza di amianto nelle rocce interessate dagli scavi.

Ora la Regione Liguria ha l’occasione di prendere una posizione chiara in difesa dell’ambiente, facendo seguire alle parole i fatti. Si costituisca in giudizio contro il ricorso della CET e contro lo sfruttamento minerario del Tarinè, dimostri che tiene davvero al suolo ligure. Non solo a parole.

Andrea Melis, portavoce MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria